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Lunedì intorno alle 14, Maxime Beltra ha ricevuto una dose di vaccino Pfizer contro il coronavirus in un centro vaccinale di Sète, città costiera non lontana da Montpellier. In serata è andato a un ristorante e poi è stato colpito da un angioedema.
L’angioedema è l’edema del derma profondo e dei tessuti sottocutanei. È in genere una reazione acuta mediata da mastociti causata dall’esposizione a farmaci, vaccini, veleni, allergeni alimentari, pollini, residui animali.

I vigili del fuoco hanno provato di tutto per salvarlo, ma invano: è morto alle 23. Maxime è un giovane 22enne pronto a partire per le vacanze, destinazione Grecia. Lo ha fatto perché ci credeva? Lo ha fatto per evitare noie? Non sapremo mai davvero quali siano state le ragioni, eppure sappiamo che lunedi 26 luglio ha scelto di sottoporsi ad un trattamento sanitario ancora in sperimentazione ed in regime emergenziale. Nel pomeriggio, arriva la puntura e poche ore dopo, è arrivata la morte. Il padre di Maxime spiega che il ragazzo era sano, senza patologie, e aveva scelto di vaccinarsi per poter andare in vacanza in Grecia con un suo amico.

Come reagisce la stampa? Ovviamente, respingendo subito con forza un eventuale rapporto di causalità: “troppe ore tra il decesso e lo shock allergico”

Lo sfogo del padre, Frédéric Beltra, pubblicato su Facebook.

è criminale mettere sul mercato vaccini non certificati che non sono stati verificati e che uccidono giovani di 22 anni in ottima forma a fronte di un virus che uccide meno dell’1% della popolazione e nessun giovane. Pubblico la sua foto affinchè possa il suo volto andare in tutto il mondo ed essere la bandiera della libertà di vivere, di pensare e di ribellarsi”

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